Cascina Simonetto è un luogo speciale.

Innanzi tutto per la sua posizione geografica.

Situata a una ventina di chilometri da Torino, su un’altura nel comprensorio della collina morenica di Rivoli e di Villarbasse, al confine con le valli di Susa e Sangone, domina dall’alto il territorio e ne contempla i principali simboli: la basilica di Superga a est, il monte Musinè a nord, il monte San Giorgio di Piossasco a sud e la sacra di San Michele a ovest, nella cornice pittoresca della catena montuosa delle Alpi.

La vicinanza della collina morenica poi, con le sue passeggiate, piste ciclabili, boschi e i suoi caratteristici massi erratici, ha preservato a livello ambientale l’area in cui sorge la Cascina Simonetto.

La tenuta conserva ancora l’originale struttura “a falansterio”, unitaria e articolata al tempo stesso, adatta per ospitare attività e percorsi indipendenti ma sinergici.

Questa è l’impressione che si riceve visitando il Simonetto per la prima volta: di un luogo composto da molti luoghi.

E gli 8 ettari di terreno che circondano il nucleo edificato producono la sensazione di un grande spazio protetto, ricco di natura e carico di potenzialità.

 

 

 

 

Cascina Simonetto è un luogo speciale per la sua storia.

Nel corso dei suoi tre secoli di vita ha conosciuto una straordinaria alternanza di cicli, di esistenze, di livelli energetici. 

È stata un’azienda agricola all’avanguardia, ha prodotto ricchezza e benessere in varie epoche grazie alla generosità della sua terra e alla laboriosità dei suoi abitanti. È stata un luogo di cura. Ha celebrato nascite e matrimoni. Ha visto crescere bambini che non hanno mai dimenticato la magia della loro infanzia in questo luogo. 

Ha conosciuto la morte, sia nella sua forma naturale e ciclica, sia nella sua forma ingiusta e violenta.

Ha visto transitare dalle sue stanze le personalità più disparate, non da ultimo un sensitivo del calibro di Gustavo Rol. 

 

Cosa dire dunque del genius loci della Cascina Simonetto? Che è legato alla terra, al paesaggio, alla natura, alla bellezza e all’abbondanza: queste sono caratteristiche antiche del luogo, rintracciabili nella sua storia. 

Ma questo è anche un luogo dove è stato sperimentato il nuovo, dove sono fioriti progetti innovativi. 

Furono la passione e la visionarietà di Massimo Gianoli a trasformare, negli anni Trenta del Novecento, il Simonetto in un’azienda agricola all’avanguardia in ogni campo. 

Saranno invece i tragici avvenimenti del 1945 a far calare un’ombra cupa su questo luogo.

Eppure esso ha presto attratto nuove storie, nuove vite e ha resistito a vari tentativi di snaturamento e ridefinizione. 

Anche quando era piegata e ferita a morte, Cascina Simonetto ha rivelato, si potrebbe dire, uno spirito resiliente, fedele alla sua natura profonda. 

E dopo un lungo periodo di immobilità e purificazione, oggi il luogo ha acquisito nuovi talenti e forze, proprio a seguito di quella terribile ferita.

Il talento della trasformazione creativa, ad esempio, della guarigione, della riflessione, della spiritualità.

Cascina Simonetto ora guarda al futuro e si interroga sulla sua missione.